Street Photography: Raccontare una storia

Street Photography: Raccontare una storia con le immagini.

Tutti, agli inizi, si sono avvicinati alla street photography. Forti del mito di Hanri Cartier-Bresson e, se mi permetti, con la stessa presunzione di un fotografo Magnum.

Con l’ascesa del sistema Fuji X poi questo trend è andato aumentando, complici anche i numerosi fotografi “master” che ammorbano un noto gruppo facebook con le loro fotografie dai titoli evocativi e dal bianco e nero spinto.

Qual è il problema con queste fotografie?

Faccio una piccola premessa: Io non credo nell’esistenza dei “generi” fotografici.

Senza dover aprire una parentesi, a mio avviso infinita, dico con tutta franchezza che in fotografia esiste solo la storia da raccontare tramite le immagini. Declinare la storia in generi è una stronzata che non capirò mai.

L’assenza della storia è il principale problema della street photography (per comodità continuerò a utilizzare il termine anche se non lo condivido).

Molti “street photographer” girano per le città – o peggio sfruttano le vacanze per farlo – realizzando fotografie a caso senza sapere cosa stanno facendo. L’idea che sta alla base di quello che tu consideri street photography è quella di raccontare un aspetto della città utilizzando le immagini.

Se le tue foto non hanno una storia leggibile allora non hai concluso nulla.

Inutile scattare una foto di piazza Gae Aulenti o una foto al Duomo di Milano col caldarrostaro di quinta se queste non hanno un impulso narrativo.

Il mito del Carpe Diem

Gli street photographer vivono nel mito del “Carpe Diem”, l’attimo fuggente.

Pensano infatti che le loro fotografie immortalino qualcosa di unico ed irripetibile.

Io non la penso così.

Prima di approfondire la questione è utile dire che per raccontare una storia bisogna conoscerla bene. Se vuoi raccontare la situazione degli studenti fuori sede che condividono i monolocali nella periferia di Milano prima li devi conoscere, devi stare con loro. Solo dopo sarai in grado di raccontare la loro quotidianità.

Una volta che conosci bene la storia che vuoi raccontare capisci bene che molte dinamiche tendono a ripetersi. Quello che agli occhi di un estraneo sembra un attimo fuggente per una persona che ha confidenza con la situazione sarà un altro attimo di routine.

Questo complica un po’ il lavoro: Se conosci così bene la storia che vuoi raccontare come fai a capire quali sono le situazioni che vale la pena raccontare?

La bravura di un fotografo sta proprio in questo.

Da fotografo devi lavorare di sottrazione ed essere in grado di evitare le ridondanze. Cosa che il digitale non incoraggia a fare.

La mia storia

Sono sempre stato affascinato dalla routine quotidiana. Da tutti quei gesti spesso insignificanti che ci caratterizzano come esseri umani. Milano è una città che brulica di vita, sia in superficie che – ancor di più – nel sottosuolo.

La metropolitana di Milano è un ambiente affascinante, le persone vi si riversano dentro per muoversi da una parte all’altra della città. Per lavoro, per piacere, per bisogno, per mille motivi.

Io ho voluto raccontare questo di Milano: La Daily Routine. La sublime bellezza del banale.

street photography

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Tutte le foto le ho scattate con una vecchia Olympus XA2 e Kodak Portra 400:

camera for street photography
Dalle fotografie ho voluto dare una mia personale visione di  Milano, per come la vivo io. Che Milano ci leggi?

Intero progetto qui -> Snapbox Project

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