La fotografia non è per tutti

La fotografia non è per tutti! Non è democratica. bisogna studiarla prima di poterla capire e apprezzare.

Inutile girarci tanto intorno: La fotografia non è alla portata di tutti.

Non tutti sono in grado di guardare una bella fotografia ed apprezzarla, non tutti sono in grado di godersi una mostra e apprezzarne il significato.

Molti, invece, sono capaci di spendere online ore della loro vita criticando foto di emeriti sconosciuti.

Perché?

Il fatto che la fotografia oggigiorno abbia dei bassi costi, tale da essere accessibile a una fascia ampia di popolazione aiuta questo processo.

Si tende spesso ad associare ciò che costa poco a una cosa di poco valore e quindi di facile critica.

Il problema è che a costare poco sono le macchine fotografiche.

Ed è da qui che nasce l’assurdo.

La fotografianon è per tutti

Fotografare è comunicare

Fotografare è comunicare e, per questo motivo, è possibile esaminarne le componenti.

Gli elementi che si ritrovano in ogni forma di comunicazione sono:

  1. Emittente;
  2. Destinatario;
  3. Messaggio.

La corretta veicolazione di un messaggio attraverso qualsivoglia forma di comunicazione deve rispecchiare questo schema primordiale.

Mentre Emittente e Destinatario sono abbastanza scontati da capire, il discorso Messaggio è un po’ più complesso.

Il Messaggio infatti, per essere trasmesso correttamente deve fare riferimento a Codice ed essere legato a un Contesto.

Cosa significa?

Significa che ogni messaggio, per essere compreso dal destinatario, deve essere codificato  con un codice che sia comune a entrambe le parti e deve obbedire a un certo contesto, a una certa realtà di cui si parla.

Questo implica il fatto che se non si è a conoscenza del codice usato per veicolare il messaggio (in questo caso codice fotografico) e se non siamo a conoscenza del contesto (le condizioni in cui è stata scattata la foto, la situazione, il background personale dell’autore etc.) ci arriverà un messaggio completamente sbagliato che potrà solo essere oggetto di una critica sterile.

La funzione dell’osservatore

E’ quindi impossibile apprezzare e poter parlare di fotografia senza conoscere tutti i retroscena e gli aspetti tecnici di uno scatto?

In questo modo sembra quasi che il ruolo dello spettatore sia passivo.

Questo può andar bene in una comunicazione di tipo televisivo-pubblicitario forse ma non in ambito fotografico, in cui la comunicazione è caratterizzata da un continuo scambio di informazioni tra il soggetto e il destinatario.

Uno schema più arricchito, che descrive meglio l’espressione fotografica, oltre a tener conto del Destinatario, dell’Emittente e del Messaggio, deve tener conto anche di alcuni processi che intervengono nel momento in cui viene realizzata una fotografia.

Questi processi sono:

  1. Processo Poietico;
  2. Processo Estetico.

Fra questi processi vi si trova l’oggetto materiale, la fotografia.

Il processo Poetico fa riferimento a tutte quelle tecniche e strategie che rendono possibile la realizzazione della fotografia, il processo Estetico fa invece riferimento all’insieme di strategie messe in atto per la percezione della fotografia.

Analisi Poietica          Analisi a livello Neutro          Analisi Estetica

Emittente ———-> Messaggio <———- Destinatario

Processo Poietico                       Processo Estetico

Nello schema sopra si può notare come il verso della freccia del destinatario sia opposto rispetto agli schemi classici, questo perché è il destinatario che deve attuare il processo estetico per la decodifica del messaggio

Una fotografia infatti non è una semplice intermediaria in un processo di comunicazione, è il risultato di un processo di costruzione (processo poietico) che riguarda sia la forma che il contenuto dell’opera.

Contemporaneamente è anche il punto di partenza di un complesso processo di ricezione (processo estetico) che serve a ricostruire il messaggio.

Come si può ricostruire un messaggio senza incorrere in errore?

Non si può!

La ricostruzione di un messaggio è un processo strettamente personale.

E’ questo il momento in cui si attribuisce poco valore alla fotografia e la si abbassa a chiacchiera da bar.

Sono i nostri studi, le nostre letture, i nostri gusti musicali, la nostra cultura generale a fornirci gli strumenti necessari per decodificare il messaggio (conoscendone il contesto) e ricostruirlo.

Ricordiamoci che il processo Poietico/Estetico non è lineare, è un circolo in cui Emittente e Destinatario dialogano, frase dopo frase, tramite la fotografia.

La magia di questa comunicazione è che oltre a vincere lo spazio vince anche il tempo.

Studiando possiamo parlare con Avedon, Bourdin, Penn e Beaton.

Studiando abbiamo la possibilità di ricostruire tutti i segnali che ci hanno lasciato, sono tantissimi, e di poterli fare nostri e plasmarli (codificarli) su un altro contesto.

Conclusioni

Ecco perché la fotografia non è democratica.

Necessita di uno sforzo immane per essere compresa, per essere capita.

E’ un po il destino di tutte quelle opere in cui ci è impossibile intervenire chiedendo spiegazioni all’autore, quelle opere lasciate al loro destino senza la possibilità di intervenire in loro aiuto, in generale a tutta la Comunicazione Asincrona.

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