Fotografi Comunisti – Manifesto della fotografia comunista

Manifesto dei fotografi comunisti

Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo.
Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi.
Dov’è il partito di opposizione che non sia stato bollato di comunismo dai suoi avversari al governo, dove il partito di opposizione che non abbia ritorto l’infamante accusa di comunismo sia contro gli esponenti più progressisti dell’opposizione che contro i suoi avversari reazionari?
Di qui due conseguenze.
Il comunismo viene ormai riconosciuto da tutte le potenze europee come una
potenza.
È gran tempo che i comunisti espongano apertamente a tutto il mondo la loro
prospettiva, i loro scopi, le loro tendenze, e oppongano alla favola dello spettro del
comunismo un manifesto del partito.

 


Cosi Marx e Engels, a cavallo tra il 1847 e il 1848 iniziavano il Manifesto del Partito Comunista.
Il manifesto è stato commissionato dalla Lega dei Comunisti per esporre il proprio progetto politico ed è tempo di fare altrettanto in fotografia.

I fotografi sono sempre stati in lotta tra di loro. Lotta ideologica, lotta economica. Negli anni in cui la fotografia non era alla portata di tutti è andata formandosi, nazione per nazione, una classe di fotografi che velocemente e senza apparente sforzo, ha preso in mano le redini del mercato.

I Fotografi Elitari e Social

Al giorno d’oggi è facile notare come la maggior parte della produzione fotografia Italiana sia in mano a pochi Fotografi Elitari, si possono contare sulle dita di una mano. Sono rappresentanti di una fotografia lontana, distante, che ha perso la propria funzione comunicativa (anche se loro sostengono che sia il nodo principale della loro opera) a favore solo del profitto.

I Fotografi Elitari non possono esistere senza una continua rivoluzione degli strumenti di produzione. Per questo motivo – ogni anno – ci troviamo inondati da nuove fotocamere, nuovi computer, nuovi obiettivi, dai costi spaventosi e dalla dubbia utilità.

La necessità di uno sbocco sempre più vasto per i suoi prodotti lancia il Fotografo Elitario
alla conquista del mondo intero. Bisogna annidarsi dappertutto, dovunque
occorre consolidarsi e stabilire collegamenti.

Il Fotografo Elitario sfrutta inoltre il bisogno di altri fotografi, di voler intraprendere la professione, per poter consolidare sempre di più il proprio status.
Workshop, Master, Corsi One to One, Stage e Tirocini non retribuiti, sono tutti strumenti che il Fotografo Elitario usa per accrescere il proprio potere e il proprio benessere economico. Strumenti che non aiutano nessuno se non chi li possiede.

In più esiste un’altra classe di fotografi, i Fotografi Social, che non sono fotografi. Sono per lo più ragazzi/e bravi con le app per la post produzione che sommergendo il mercato di fotografie di dubbia qualità vanno a togliere ulteriore lavoro a chi di fotografia ne capisce e ci crede.

fotografi comunisti

Il Fotografo Alienato

Dall’altra parte ci sono poi i Fotografi Alienati, coloro che dedicano il proprio tempo e i propri sforzi in una produzione fotografia di qualità ma di cui non frega un cazzo a nessuno, vuoi perché non fanno parte della cerchia elitaria, vuoi perché non sono bravi con i social.

Il Fotografo Alienato è un fotografo svuotato, che ha perso la sua identità, costretto a svendere la propria arte a padroni che vogliono solo ricavare più profitto possibile.

Sono Fotografi Alienati tutti coloro che collaborano per pochi euro nella realizzazione di quel materiale che farà fatturare all’azienda più soldi di quelli che vedrà lui in un anno. Sono coloro che pagano le modelle per fare fotografie inutili, nella speranza di aumentare i follower su Instagram e di entrare nel mondo dei Fotografi Elitari, ottenendo come risultato soltanto quello di alimentare un mercato ormai esausto.

Il lavoro del Fotografo Alienato ha perso ogni autonomia e ogni stimolo creativo. Diventa uno sterile strumento al servizio del padrone.
Da lui si pretende il più semplice, banale e monotono movimento: quello di premere il pulsante della reflex. Il suo costo è determinato da questo movimento.

Più il lavoro è denigrante più diminuisce il salario.

I Fotografi Alienati sono implicitamente succubi della presenza dei Fotografi Elitari.

I Fotografi Comunisti

Con l’avanzare tecnologico non solo i Fotografi Alienati crescono di numero ma si possono unire in classi, rafforzarsi e diventare consapevoli della loro forza. Sono sempre in numero maggiore e hanno maggior determinazione dei Fotografi Elitari.
I Fotografi Alienati cominciano a formare coalizioni contro il Fotografo Elitario; si uniscono nella richiesta di un trattamento economico e sociale degno.

In qualche caso questa lotta si trasforma in rivolta.

Ma chi sono i Fotografi Comunisti?

I Fotografi Comunisti non sono un gruppo a se, non hanno interessi diversi da quelli dei Fotografi Alienati.
Si distinguono da quest’ultimi perché pongono in evidenza e difendono gli interessi comuni dei Fotografi Alienati, senza differenza di nazionalità o sesso.

Il primo compito del Fotografo Comunista è pertanto la costituzione di classi di Fotografi Alienati e l’annientamento del dominio della Fotografia Elitaria.

La produzione fotografia infatti è un prodotto collettivo e può essere messo
in moto solo grazie a una comune attività di molti.
La fotografia non è quindi un potere solo personale, è un potere sociale.

Una volta sparite, nel corso di questa evoluzione, le differenze tra i Fotografi Elitari e i Fotografi Alienati e una volta concentrata tutta la produzione fotografica nelle mani degli individui associati nei Fotografi Comunisti, il potere personale di ogni Fotografo Elitario perderà il suo carattere politico.
Il potere personale in senso proprio è il potere organizzato di una classe per soggiogarne un’altra.
Quando il Fotografo Alienato si unifica nella lotta al Fotografo Elitario e abolisce i vecchi rapporti di produzione, abolisce anche le condizioni esistenti alla contrapposizione di classe, e così anche il dominio di una classe sull’altra.

Al posto della vecchia Fotografia Elitaria, con le sue classi e le sue contrapposizioni di classe, subentra un’associazione in cui il libero sviluppo di ciascuno è condizione del libero sviluppo di tutti.

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