Carver e la fotografia

Carver e la fotografia

Raymond Carver è uno scrittore che tutti i fotografi – a mio avviso – dovrebbero leggere.

Almeno una volta, almeno un libro.

Conobbi Carver per caso, girando sul web e fui subito incuriosito da una recensione che descriveva il suo lavoro come “eventi ridotti a stati metafisici posti nel vuoto di una società in grado di produrre solo disastri“.

Comprai “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” e fui subito colpito dalla prefazione, curata da Diego De Silva, intitolata “il Talento dell’imprecisione”

Carver ha la singolare  attitudine di prestarsi all’adozione involontaria di chi scrive racconti brevi in cui sembra non succedere nulla di eclatante… Basta che tu metta un marito e una moglie in una stanza a litigare , o parli di un bambino che esce di scuola e non ritrova la strada di casa, o racconti di un attacco di malinconia procurato dall’imminente sostituzione del vecchio frigorifero dei tuoi nonni che dopo cinquant’anni di onorato servizio ha smesso improvvisamente di funzionare, e sei già nel suo territorio

Già, questo è Raymond Carver, uno scrittore che racconta molto più di quello che scrive.

Brenda
Summer Breeze

Per come vedo io la fotografia,
ogni mio scatto ricorda un po’ i suoi racconti. Fotogrammi che singolarmente sembrano non voler dire nulla ma che – visti nell’insieme – raccontano molto più di quello che si vede nella foto.
Non è però una cosa facile, non basta nascondersi dietro Carver per giustificare ogni fotografia scattata.

Quando pubblico una fotografia su un forum o su un gruppo di facebook, molti mi chiedono il significato; che significa la ragazza in intimo davanti la finestra? che significa la ragazza sotto la doccia? che significa la ragazza con la maschera da coniglio in mezzo ai boschi? la singola fotografia non significa niente, è la sintesi del processo che mi ha portato a realizzarla.

genny-3Nei racconti di Carver le cose sono quasi sempre già accadute – dice De Silva – all’insaputa o alle spalle dei protagonisti, che devono prenderne atto e reagire come possono; il più delle volte, subendo.

Così come nella fotografia, la storia c’è, esiste da prima che noi la fotografiamo, dobbiamo solo prenderne atto, conoscerla e reagire, il più delle volte fotografandola.

Gli eroi di Carver trovano l’amara consolazione in una bottiglia di whisky, noi nel fatto che qualcuno veda e apprezzi i nostri scatti.

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